Dal Festival Sabir la proposta di rilanciare uno spazio di iniziativa nel Mediterraneo

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Si è concluso oggi, con l’assemblea finale, l’ottava edizione del Festival Sabir a Matera.

Il Festival, promosso da ARCI insieme a Caritas Italiana, ACLI e CGIL, con la collaborazione di ASGI e Carta di Roma, con il patrocinio di Rai Per il Sociale e la media partnership di Rai Radio 3 e dell’agenzia di stampa DIRE, e con il patrocinio della Regione Basilicata, della provincia di Potenza, della provincia e del Comune di Matera, ha visto la partecipazione di oltre mille persone, 150 relatori, in presenza e a distanza, per 47 eventi: 25 convegni, 8 formazioni, 5 presentazioni di libri, 4 concerti, 3 proiezioni di film, una mostra fotografica e una video-installazione. Il tutto gestito grazie alla presenza di più di 100 persone tra staff e volontari.

Spazio civico, rispetto dei diritti umani, mobilità, politiche di accoglienza e di lavoro dignitoso, crisi umanitarie e le risposte che (non) sono arrivate dall’Europa sono alcuni dei temi affrontati in questa ottava edizione del Festival Sabir.

La guerra in Ucraina, i tanti conflitti in tutto il mondo, ci spingono ancora a promuovere legami tra le società civili del Mediterraneo per mettere in campo un’alternativa alla logica dei muri, dell’esternalizzazione delle frontiere, della violenza e della morte.

Molti paesi della sponda sud del Mediterraneo sono ormai luoghi dove i diritti umani, la vita stessa delle persone, sono calpestati da interessi privati e logiche egoistiche. L’UE, i governi, compreso quello italiano, devono promuovere vie legali e sicure che consentano l’accesso regolare in Europa anche e soprattutto ai migranti che cercano un lavoro.

Dal Festival Sabir a Matera lanciamo ancora una volta il nostro allarme: c’è  bisogno di cambiare rotta, di sostenere la società civile dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e condizionare aiuti e relazioni internazionali al rispetto dei diritti umani.

Serve introdurre vie d’accesso legali e sicure alle nostre frontiere, come è stato fatto per i profughi dell’Ucraina, senza distinzione di origini e nazionalità. Non possiamo e non vogliamo più assistere a ciò che accade al confine tra Polonia e Bielorussia, sulla rotta balcanica e nel Mediterraneo.

Vogliamo lavorare per contribuire a dar vita a una grande coalizione delle società civili del Mediterraneo che renda possibile un’altra Europa che senza un’alternativa rischia di sprofondare per le sue contraddizioni.

I promotori del Festival Sabir lanciano l’idea di una campagna comune per l’abolizione dell’art.12 del Testo unico sull’immigrazione sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un articolo di legge applicato quasi esclusivamente per criminalizzare organizzazioni che si occupano di solidarietà e diritti dei migranti e non per perseguire i trafficanti.