Rapporto Caritas 2022: su povertà e solitudini non si può che procedere insieme

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Leggendo il Rapporto sulla povertà ed esclusione sociale “L’anello debole” di Caritas Italiana , presentato lo scorso 17 ottobre in occasione della Giornata mondiale di lotta alla miseria, emerge un quadro disarmante della situazione del nostro Paese.

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Infatti  un italiano su dieci è in condizioni di povertà assoluta. Significa che una popolazione grande come quella di Puglia, Marche e Basilicata, messe insieme,  vive in situazioni di privazione: di reddito, di salute, di diritti, di partecipazione politica, di istruzione.

Sono oltre 5,6 milioni i poveri “ufficialmente” dichiarati, cittadini dei quali non è possibile tracciare un identikit. Questo perché non c’è più un “tipo” di povero. Lo stato di indigenza può arrivare improvvisamente a seguito della malattia, della perdita di un lavoro che sempre più spesso è precario e irregolare, di una crisi di sistema come la pandemia o le conseguenze economiche del conflitto in Ucraina.

Possiamo conoscere chi sono i più deboli e coloro a rischio attraverso degli indicatori:

geografici: il meridione del Paese più che il Nord, le periferie più che il centro delle città;

demografici: gli anziani e i giovani in cerca di prima occupazione, così come i cittadini di origine straniera;

sociali: le giovani famiglie con minori, famiglie monoparentali, coloro con disabilità e malattie invalidanti. 

In modo particolare il nostro territorio, Area Interna Capo di Leuca, soffre anche lo  spopolamento, infatti da una proiezione fatta dall’Ambito Territoriale Gagliano del Capo, nel 2030, la popolazione anziana, dai 65 anni in su,  sarà quasi la metà, questo significa un territorio povero del mondo giovanile e quindi con il rischio di essere sempre più periferico e con pochi servizi di attenzione alle popolazioni anziane e sempre ai margini.

Il Rapporto sulla povertà di Caritas Italiana “L’anello debole” fa emergere che dal 2008, gli indicatori di povertà vanno progressivamente aumentando: se in quindici anni la povertà assoluta in Italia è triplicata, significa che è il modello economico e culturale di “sviluppo” che va ripensato, ponendo al centro i poveri in quanto più vicini all’interesse generale, al bene comune rappresentato dal valore supremo di ogni essere umano.

Il Rapporto, ancora una volta, dice che occorre intervenire sulle cause strutturali, “permanenti”, di tante forme di povertà, con politiche serie ed efficaci: sostegni alle famiglie, ai bambini; accesso al lavoro, salari e stipendi dignitosi e non a nero, accesso allo studio anche per chi non ha possibilità; disponibilità di alloggi con affitti calmierati, rilancio del servizio sanitario nazionale per contrastare lo scandalo delle liste di attesa per diagnosi e cure non rinviabili. Occorrono fondi che dovrebbero essere spesi bene attraverso programmi e progetti, come una revisione del Reddito di cittadinanza che per molti resta indispensabile. Nella  provincia di Lecce (23.887 beneficiari e 53.54 persone coinvolte), la provincia di Taranto (21.617 e 50.422), la Capitanata (20.818 e 51.195), la provincia di Barletta-Andria-Trani (13.619 nuclei beneficiari e 34.850 persone coinvolte) e la provincia di Brindisi (11.761 e 27.151), in modo particolare non c’è un cammino significativo per l’inserimento lavorativo per quanti beneficiari del reddito possono farlo.

Invece si parla quasi sempre di occasioni sprecate, di propositi non attuati, di priorità che non sono condivise dalle forze politiche.

Vi è un ultimo elemento che il Rapporto mette in luce e che i parroci e coloro che operano nelle Caritas conoscono bene. Tra le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto nel corso dell’ultimo anno – 228 mila in Italia, 133  nel Centro Ascolto Diocesano Ugento-S. Maria di Leuca – sono molti coloro che non cercano beni o servizi, ma chiedono di essere ascoltati e consigliati.  Le persone che chiedono un aiuto materiale che anche viene fatto, infatti le caritas parrocchiali attraverso il Banco delle Opere di Carità Puglia sostengono più di 10.000 persone mensilmente, su una popolazione di 109.000 abitanti,  cercano fraternità. Infatti il  tema delle solitudini: un fenomeno multifattoriale che richiede risposte non solo economiche ma più spesso di natura sociale e culturale. Significativa è il cammino di attenzione alla popolazione anziana che abbiamo intrapreso con il progetto Intrecciati tra memoria e futuro attraverso cui è emerso in modo significativo la mancanza di socialità accentuata anche dal periodo della pandemia; una socialità che va recuperata nei nostri territori che anche se piccoli soffrono di individualismo. Ciò chiama in causa le responsabilità e il ruolo delle istituzioni, il loro rapporto con il territorio e la società civile: l’occasione offerta dal Pnrr non può essere sprecata, le comunità locali, il Terzo settore, vanno coinvolte e agevolate per contribuire a una vera ripartenza collettiva, dove la COMUNITA’ deve avere un ruolo importante e non delegare. I servizi specifici e professionali non devono estranei alle comunità che invece devono essere coinvolte e partecipi dei processi di inclusione delle fragilità che insistono sul territorio.

Tricase, 27/10/2022

Il Direttore Caritas

Don Lucio Ciardo