Le nuove povertà e la lotta contro l’usura

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ACCOGLIERE LA CRISI E SUPERARE I CONFLITTI

Il prossimo 19 marzo 2021 la Chiesa celebra 5 anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” sulla bellezza e la gioia dell’amore familiare. In questo stesso giorno papa Francesco inaugurerà l’Anno “Famiglia Amoris Laetitia”, che si concluderà il 26 giugno 2022.

«Sarebbe bello se smettessimo di vivere in conflitto e tornassimo invece a sentirci in cammino, aperti alla crisi. Il cammino ha sempre a che fare con i verbi di movimento. La crisi è movimento, fa parte del cammino. Il conflitto, invece, è un finto cammino, è un girovagare senza scopo e finalità, è rimanere nel labirinto, è solo spreco di energie e occasione di male». Con queste parole il Santo Padre, lo scorso dicembre, ha ricordato l’importanza della “Riconciliazione”.

I POVERI E IL LORO POSTO PRIVILEGIATO NEL POPOLO DI DIO

«A tutta la Chiesa italiana – sottolineava il Santo Padre nel 2015 a Firenze – raccomando ciò che ho indicato in quella Esortazione (Evangelii gaudium, ndr): l’inclusione sociale dei poveri, che hanno un posto privilegiato nel popolo di Dio, e la capacità di incontro e di dialogo per favorire l’amicizia sociale nel vostro Paese, cercando il bene comune».

In questo contesto di emergenza sanitaria, economica e sociale, si fa purtroppo più profonda la frattura delle nuove povertà. Se non s’interviene efficacemente sul sovra indebitamento di famiglie e imprese, cadute per la prima volta a causa della pandemia nella condizione di debitori insolventi, si amplificheranno le già drammatiche condizioni per il ricorso all’usura e l’accesso della Criminalità organizzata nei tessuti economici e sociali.

L’USURA: UN’OMBRA DA ALLONTANARE

Dall’osservatorio della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II con le sue 32 Fondazioni che operano in tutta Italia, viene rilevato un quadro preoccupante.

Circa 3 milioni di nuclei, per circa 7,5 milioni di persone fisiche sono divenute insolventi. A questi si aggiungono famiglie e piccole imprese che avevano già varcato la soglia di rischio e sono ora in fallimento “tecnico” per debiti (2 milioni e 250 mila unità, per 6,5 milioni di persone).

Sono, invece, 350 mila famiglie e circa 800 mila persone quelle a rischio di usura.

I NUOVI POVERI PASSANO DAL 31% AL 45%

La Caritas italiana e le Caritas diocesane in questi mesi hanno visto crescere il numero di persone che a loro si sono rivolte per usufruire dei servizi erogati: materiali e non. Proprio le rilevazioni della Caritas ci dicono che, analizzando il periodo maggio – settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020, è emerso che l’incidenza dei “nuovi poveri” è passata dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta.

Occorre disegnare nuovi strumenti e soluzioni sostenibili e innovative dal punto di vista sociale e mettere in campo azioni di prossimità alle situazioni di fragilità economico finanziaria, attraverso le quali intercettare i soggetti in difficoltà, ascoltarli e aiutarli a compiere le scelte giuste ai primi segnali di allarme senza attendere inerti l’aggravarsi della situazione. Si tratta di azioni da realizzarsi a livello capillare sul territorio da Istituzioni, Terzo Settore, parrocchie supportate dalle Caritas e dalle Fondazioni Antiusura, perché nessuno sia lasciato solo di fronte allo sconvolgimento psicologico, economico e spirituale che tutto ciò provoca e per evitare che a farsi prossime siano le organizzazioni criminali.

L’ANNO DI SAN GIUSEPPE. UNA CHIESA VICINA AGLI “IMPERFETTI”  

E’ stato avviato l’8 dicembre scorso, lo speciale Anno di San Giuseppe, figura paterna che accompagna e guida le nostre famiglie. San Giuseppe, scrive il Santo Padre nella Lettera Apostolica Patris Corde, è «Padre amato; Padre nella tenerezza; Padre nell’obbedienza; Padre nell’accoglienza; Padre dal coraggio creativo; Padre lavoratore; Padre nell’ombra».

«La Chiesa italiana – affermava il Santo Padre – si lasci portare dal suo soffio potente e per questo, a volte, inquietante. […] Sia una Chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa». E ancora: «Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà». È una visione che ci deve liberare dall’angoscia o dalla paura di sbagliare.