La carità non avrà mai fine.

di Paolo Beccegato - CARITAS ITALIANA

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Questa estate è stata caratterizzata da fatti inquietanti, da disastri che hanno colpito ad ogni latitudine e longitudine. Incendi devastanti in Italia e in molte altre parti del mondo, un altro terremoto di grande magnitudo ad Haiti, la drammatica crisi in Afghanistan, l’impatto della pandemia anche nei Paesi più poveri e meno attrezzati.

Chiediamo giustizia, a livello locale, regionale, nazionale, internazionale. Lottiamo contro la povertà e le (crescenti) diseguaglianze. Assistiamo le vittime di ogni disastro. Almeno con gesti, segni di solidarietà. Ma serve di più, la realtà ce lo dimostra.

Il 5 settembre, anniversario della morte nel 1997 di Santa Teresa di Calcutta, si celebra la Giornata internazionale della Carità, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2012, in memoria di una donna indimenticabile. Proclamata santa il 4 settembre 2016, Madre Teresa diceva: “Se vi sono poveri nel mondo è perché voi ed io non diamo abbastanza”. Madre Teresa ci insegna cosa significa dare la vita per i più poveri, con il sorriso. La bellezza della carità. Il “di più” della carità.

Una Chiesa-carità che sa farsi prossima, è quella che Papa Francesco ci propone costantemente. Nel messaggio per la V Giornata Mondiale dei Poveri (che si celebrerà il prossimo 14 novembre) ci ricorda che “Gesù non solo sta dalla parte dei poveri, ma condivide con loro la stessa sorte” (n.3); e ancora “sembra farsi strada la concezione secondo la quale i poveri non solo sono responsabili della loro condizione, ma costituiscono un peso intollerabile per un sistema economico che pone al centro l’interesse di alcune categorie privilegiate. Un mercato che ignora o seleziona i principi etici crea condizioni disumane che si abbattono su persone che vivono già in condizioni precarie. Si assiste così alla creazione di sempre nuove trappole dell’indigenza e dell’esclusione, prodotte da attori economici e finanziari senza scrupoli, privi di senso umanitario e responsabilità sociale” (n. 5). Sostanzialmente una forbice che invece di chiudersi, continua ad aprirsi sempre più. “Per questo si impone un differente approccio alla povertà. È una sfida che i Governi e le Istituzioni mondiali hanno bisogno di recepire con un lungimirante modello sociale, capace di andare incontro alle nuove forme di povertà che investono il mondo e che segneranno in maniera decisiva i prossimi decenni” (n. 7). Non è una profezia di sventura, ma un’attenta analisi basata sulla realtà e sui trend in atto. Tanto più se si considerano le interconnessioni tra i temi sociali e quelli ambientali, tra povertà e guerra, tra esclusione e speculazioni finanziarie.

Il Papa ammonisce ancora: “È decisivo che si accresca la sensibilità per capire le esigenze dei poveri, sempre in mutamento come lo sono le condizioni di vita. Oggi, infatti, nelle aree del mondo economicamente più sviluppate si è meno disposti che in passato a confrontarsi con la povertà. Lo stato di relativo benessere a cui ci si è abituati rende più difficile accettare sacrifici e privazioni. Si è pronti a tutto pur di non essere privati di quanto è stato frutto di facile conquista. Si cade così in forme di rancore, di nervosismo spasmodico, di rivendicazioni che portano alla paura, all’angoscia e in alcuni casi alla violenza (…). L’assistenza immediata per andare incontro ai bisogni dei poveri non deve impedire di essere lungimiranti per attuare nuovi segni dell’amore e della carità cristiana, come risposta alle nuove povertà che l’umanità di oggi sperimenta” (n. 9).

Ecco, la carità. Il punto di partenza, quello di arrivo, e il “mezzo di trasporto”, lo stile, di quello che è il nostro viaggio, la nostra vita.

Per questo occorre un continuo scambio tra azione e contemplazione. La settima raccolta di preghiere pubblicata da Caritas Italiana, disponibile sul sito caritas.it, intende andare in questa direzione. Nella consapevolezza che “la carità non avrà mai fine”.