Aumentati gli sbarchi in Salento nel 2021

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Caritas è presente sul molo di Leuca per la prima assistenza

Nel 2021 i cittadini stranieri approdati in Italia attraverso “vie illegali” sono stati 67.040, di cui oltre 58.977 hanno raggiunto le coste siciliane e calabresi attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, che  ha come snodo la Libia dove tutto il mercato di esseri umani avviene attraverso il transito nelle carceri, situazione  di cui l’Europa è al corrente ,ma contro cui evita di intervenire.                                                                                                                                                         La restante parte, costituita da  8.063 persone migranti, è entrata in Europa da Est, da quella che un tempo era la “via della seta”.

Queste persone partono dall’estremo Oriente, dal lontano Bangladesh, per raggiungere Istanbul che rappresenta lo snodo della rotta asiatica; una parte di essi, i più poveri, affronta il viaggio via terra attraverso la Grecia e la Bulgaria, per poi risalire attraverso i Balcani ed arrivare a Trieste, trampolino verso l’Europa; un’altra parte viene rinchiusa nei campi profughi delle isole greche; mentre 2.852 persone migranti, i più ricchi, approdano nel nostro Salento.

Rotta Asiatica con Istanbul come snodo per arrivare in Europa – S. Maria di Leuca

                                                                                                                                                                                                 Il porto turistico di Leuca, insieme a quello di Otranto e a quello di Gallipoli, è uno degli attracchi nel Salento scelti da Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera per mettere in sicurezza questi natanti che giungono sulle nostre coste carichi di persone migranti provenienti dalla Grecia o dalla Turchia. I porti da cui partono sono quelli delle piccole isole greche poco distanti dalle coste salentine (Othoni, Matraki) o i porti di Istanbul( Izmir ossia Smirne): dai primi arrivano scafi piccoli, al massimo di 5 mt, con a bordo carichi esigui di vite umane(non oltre 15 persone), mentre dai secondi salpano imbarcazioni più grandi: velieri, pescherecci o caicchi, capaci di contenere a bordo dalle 60 alle 220 persone, come è avvenuto nel Novembre 2021.

Chi arriva dalla Grecia ha vissuto in genere un periodo più meno lungo tra Atene e altre città riuscendo a sfuggire alle terribili condizioni dei campi profughi greci.

I paesi di provenienza dei migranti sono indicati di seguito in base alla preponderanza del numero di arrivi: Pakistan, Iran, Afghanistan, Siria, Iraq, Egitto, Somalia, Bangladesh, Sri Lanka, India, le repubbliche caucasiche, la Palestina. Gli egiziani e i somali raggiungono Istanbul in aereo e poi cercano di raggiungere l’Europa. 

Nel 2021 sono arrivate via mare sulle coste del Salento 2.852 persone, con un incremento di gran lunga maggiore rispetto agli anni precedenti.

Nell’ultimo decennio sono stati molti di meno gli sbarchi “fantasma”: infatti le unità di controllo delle acque territoriali hanno intercettato più facilmente i natanti, e questo ha ridotto i rischi evitando le “tragedie del mare” come quelle degli anni passati. A questo proposito, va menzionata la erezione di una stele alla Madonna, avvenuta il 30 luglio a Felloniche, per commemorare  la morte di una giovane donna somala, ritrovata esanime sugli scogli della succitata località marina l’ 11 gennaio 2016.

La Guardia costiera e la Guardia di finanza scortano e permettono l’attracco in sicurezza. Sul molo avviene il primo controllo da parte del medico USMAF (uffici di sanità marittima aerea e di frontiera), un accertamento della nazionalità e dell’età, per individuare gli MSNA, i minori stranieri non accompagnati. Alle operazioni di soccorso intervengono la Croce Rossa, la Caritas Diocesana e il 118 . 

La nostra presenza come Caritas diocesana è stata sempre costante e solerte : il direttore, alcuni componenti dell’equipe diocesana e, da qualche mese, alcuni volontari provenienti dalle comunità parrocchiali, si mobilitano per dare il benvenuto a queste persone, distribuendo loro bevande calde l’inverno, fresche d’estate, biscotti, frutta fresca e cibi di veloce consumazione fornitici preventivamente dal Banco delle Opere di Carità Puglia.  Diamo inoltre un bigliettino dov’è riportato il benvenuto in varie lingue, proviamo a indicare le modalità e  i tempi di attesa riguardanti il loro trasferimento nel centro di primissima accoglienza. Infatti ,una volta completate le operazioni di sbarco, il gruppo viene trasferito con gli autobus ad Otranto o presso la  masseria Ghermi di Lecce. In questi centri i profughi trascorrono il periodo di quarantena di 15 giorni, venendo sottoposti ad un primo tampone in ingresso e ad un secondo in uscita. 

Attraverso questo nostro piccolo servizio di primissima accoglienza abbiamo conosciuto moltissime persone provenienti dalle zone di guerra e di crisi del medio e lontano Oriente o dall’ Egitto e dalla Somalia. Tante sono le storie da raccontare, che ci ricordano ogni volta che le persone non sono numeri ma esseri umani con il loro fardello di dolore, di speranze, di bisogni e di aspettative:  molti  hanno camminato per migliaia di km, superato confini nonostante le violenze  e pagato migliaia di euro per raggiungere l’Europa.

Durante le due ore in cui stiamo sul molo insieme, con delicatezza  chiediamo quanto tempo sono stati in mare, quanto è durato il viaggio fino a Istanbul, come hanno raggiunto la città, quanto hanno pagato. La maggior parte di loro arrivano nella capitale turca senza spendere nulla, semplicemente camminando a piedi, con l’ autobus o col treno. Nelle zone e nei periodi senza crisi politiche  i confini sono poco presidiati, ma le stesse zone di frontiera, in particolari momenti di difficoltà,  sono usate  per ricattare i Paesi confinanti trasformandosi in luoghi dove si consumano le più efferate violenze contro i migranti. Esempi recenti sono quelli dei profughi afghani  al confine con l’Iran dopo la crisi di agosto e quelli di tutti coloro che hanno provato a valicare il confine greco. I confini con la Turchia vengono ritenuti più accessibili, e ciò ci fa dedurre in maniera chiara come il paese di Erdogan utilizzi le persone migranti per ricattare l’Europa.

Razan, donna siriana, dice  “…. un profugo vive meglio in Turchia che in Grecia . Ho provato dieci volte a passare il confine greco, ogni volta ha pagato 1000 dollari, e sono stata respinta con violenza. Alla fine ha deciso di prendere il mare, nonostante ne fossi terrorizzata, e sono  riuscita a raggiungere Leuca pagando il viaggio 5000 dollari”. 

Dalle notizie raccolte  sul molo sappiamo che il prezzo è calcolato in dollari, si paga a Istanbul , varia a seconda del periodo, del rischio, del mezzo e della nazionalità. I siriani versano tra i 5.000 e gli 8.000 dollari, i curdi (iraniani, iracheni) sui 10.000 dollari, i persiani, gli afghani e i bengalesi sui 15.000 dollari.

I curdi, i siriani e gli afghani sono le persone più disponibili ad aprirsi  per raccontare il viaggio e le modalità di spostamenti (descrivono con precisione dettagliando ogni tappa), mentre egiziani e somali sono i più restii a parlare, in quanto hanno paura. Tra gli egiziani molti sono MSNA(minori stranieri non accompagnati) : le loro famiglie  li imbarcano sull’aereo fino in Turchia e poi da lì proseguono sui velieri per l’Italia.  Più delicata è la situazione delle ragazze somale: in uno degli ultimi sbarchi, quello del 14 novembre scorso, le poche fra loro che parlavano inglese non hanno risposto a nessuna delle domande che abbiamo rivolto loro circa il viaggio che le ha portate prima a Istanbul e poi in Italia. Da parte delle Forze dell’Ordine è alta l’attenzione per loro, perché sono soggetti molto vulnerabili sia per la nefasta tradizione dei matrimoni combinati, che ancora sussiste in Somalia, e sia per il fenomeno della tratta della prostituzione. Anche gli MSNA sono attenzionati particolarmente :vengono subito individuati, identificati e portati in comunità per minori; fra tutti i migranti che transitano su questo lembo di terra sono quelli che restano più a lungo e quelli che riescono a integrarsi meglio, ma anche loro  cercano di raggiungere il nord Europa appena è possibile.

Nel 2021 è stato registrato il più alto numero di famiglie approdate con bambini: vi sono stati anche neonati, come i due piccoli afghani di quattro mesi, Eslan e Wahid, che hanno raggiunto Leuca nel mese di novembre, o come la bambina “Miele” (in lingua farsi), che il padre orgogliosamente ci presentava soffermandosi con tenerezza a spiegarci il significato del nome.

Abbiamo notato che le famiglie con donne sole con  figli al seguito sono per la maggior parte di origine siriana, curda, iraniana e afghana, mentre dal Pakistan, dal Bangladesh e dall’Egitto  giungono solo uomini, di cui moltissimi MSNA. Alcuni di loro  hanno un titolo di studio, diploma o una laurea magistrale, come Khalid ,iracheno, professore  in un liceo a Bagdad, Suraya ingegnere donna a Teheran, Mohammed diplomato in lingue in Iraq ed Ahmet dottore in legge in Kirghizistan.

Il  lavoro svolto dagli uomini delle unità navali di Guardia Costiera e Guardia di Finanza è preziosissimo: salvano la vita a centinaia di persone, e con la maggior parte di loro si è instaurata  un’intesa che travalica i doveri imposti dal loro lavoro e che è fondata sull’ amore condiviso e sulla comune attenzione verso questi fratelli migranti.

L’umanità migrante che vediamo arrivare sul molo di Leuca alcune volte è stanca , spossata da viaggi lunghissimi che possono durare  dai quattro ai dieci giorni. 

Una volta abbiamo assistito un gruppo di persone che ci ha raccontato di aver bevuto l’acqua di mare, dopo essere state lasciate alla deriva dagli scafisti col rischio di disidratazione.                                                                                                                                                                          Una volta arrivati a terra, tutti baciano il suolo, pregano, ringraziano, piangono…

Finalmente  salvi, hanno raggiunto la tappa che si erano prefissati, la rotta asiatica è lunghissima e conosce le sue tragedie lungo gli altipiani persiani, afghani e caucasici, nelle acque del Mediterraneo orientale, nei nascondigli dei porti adriatici e nella rotta che sale dai Balcani fino ai boschi fra Bielorussia e Polonia, come ci raccontano le nuove terribili cronache. 

La tappa “Terra/frontiera“ vuole essere una terra amica, un’ oasi di pace e di tutela in mezzo ai marosi di viaggi pieni di insidie.  

Una pausa breve ma pur sempre salvifica.

Per noi operatori il tempo si ferma davanti a quei bambini che ruzzano sul molo, felici di poter sgambettare dopo giorni di prigionia e di immobilità  nella cabina delle barche. Vederli cadere e rialzarsi, piangere e ridere.  Vivere  “…come i gigli dei campi e come gli uccelli del cielo.”

L’ Equipe Caritas diocesana di sostegno agli sbarchi e il Direttore